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Mostre - “Cuori matti”, quando il cinema andava a ritmo di… musicarelli

WEB-MUSICARELLI-JUKEFin dall’arrivo nelle sale italiane del sonoro, la musica ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del nostro cinema, che finalmente ha potuto dedicarsi anima e corpo al bel canto. Non è mica un caso se il primo film sonoro italiano si intitola “La canzone dell’amore” (1931), con tanto di colonna sonora composta da un mostro sacro della bella melodia italiana come Cesare Andrea Bixio.

Un percorso che porta veloce, passando prima per la commedia musicale, al successo dei cosiddetti musicarelli, ossia i film che negli anni Sessanta escono nelle sale sulla scia del successo di una canzone. Protagonisti indiscussi del genere sono soprattutto Gianni Morandi, Little Tony, Caterina Caselli, WEB-MUSICARELLI-PERDRita Pavone, Bobby Solo, Al Bano e Romina e Mal, solo per citarne alcuni.

Partendo da quello che viene comunemente ritenuto il primo musicarello della storia, ossia quel “I ragazzi del juke-box” che nel 1959 testimonia in modo spietato la definitiva rottura tra il nuovo mondo degli “urlatori rockettari” e l’ancien régime della “bella melodia”, il genere si allarga a macchia d’olio imponendo la sua presenza in tutte le sale italiane, oratori compresi.

WEB-MUSICARELLI-LACRStorie facilotte di giovani ragazzi innamorati di ragazze innamorate di ragazzi che devono partire per militare, oppure di giovani rockettari con la chitarra al collo che fanno uscir di senno i genitori “matusa” della ragazza di turno, riempiono le sale della Penisola. Escono così capolavori assoluti del genere come “Lisa dagli occhi blu”, “Perdono”, “Cuore matto”, “Zingara”, “Una lacrima sul viso”, “Nel sole”, “I ragazzi di Bandiera Gialla”, “Il ragazzo che sapeva amare”, “Io bacio tu baci”, “Nessuno mi può giudicare”, “Non stuzzicate la zanzara”, “Urlatori alla sbarra”, “Zum Zum Zum”, “L’immensità”, “La più bella coppia del mondo”, “Lady Barbara”, “Marinai in coperta”, “Pensiero d’amore”, “Se non avessi più te”, “Io non protesto, io canto” e tantissimi altri, molti diretti da due maestri del genere come Lucio Fulci o Ettore M. Fizzarotti. Tutti musicarelli figli della più blasonata “pellicola musicale” che nei decenni precedenti aveva fatto sognare i “matusa” con le voci tenorili e romantiche di Ferruccio Tagliavini e Beniamino Gigli.

La mostra “Cuori matti”, allestita nell’Area MyMusic Milano, nell’ambito di Cartoomics 2014, WEB-MUSICARELLI-NESSda Fermo Immagine–Museo del Manifesto Cinematografico di Milano in collaborazione con Bloodbuster, vuole rendere omaggio a questo straordinario percorso con 50 fra locandine, manifesti e fotobuste originali. Un itinerario che pone l’accento anche su come è cambiato il modo di comunicare del cinema italiano nei sessant’anni che separano la piccola fotobusta cartonata con titoli in svolazzante corsivo di “Torna caro ideal” (1939), commedia musicale su canzoni di Francesco Paolo Tosti, dal colorato manifesto plastificato di “Jolly Blu” (1998), ultimo musicarello firmato Max Pezzali.

WEB-MUSICARELLI-LADYIn mezzo troviamo un mondo di colori, di facce di bravi ragazzi (qualcuno col ciuffo) e di ragazze ribelli col caschetto d’oro, la minigonna e gli stivaloni di pelle… Un mondo che ha raccontato, non sempre con risultati eccelsi ma sempre a ritmo di musica, un’Italia che non c’è più. La mostra propone manifesti, fotobuste e locandine originali accompagnate da didascalie esplicative tratte dal volume “Cuori Matti” edito da Bloodbuster.

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